domenica 15 dicembre 2013

XXVI.III



XXVI.III

Contorto e rannicchiato
Su di una sedia scomoda
Fra la violenta voce
Delle retoriche insulse.
Lo specchio dorato
Velato da un candido lenzuolo
Il viso fra le mani
Gli abbracci di persone dimenticate.

Dall’eleganza del tuo letto
Mi ascolti silenziosa
Con l’ingenuo sorriso
Dipinto cupo sul tuo volto.
Tra le braccia composte
Non hai più caramelle
Ma un rosario amaro
Che non  puoi regalare.

Col capo chino
Ti accompagno nel lento supplizio
Fra lacrime aride.
Né croci né incensi
Risvegliano respiri
Soltanto sinistri rintocchi
Ti abbracciano indicandoti la via.

Nel buio del legno
Sommersa da pianti di terra
Io vedo i tuoi occhi.
Con le mani raccolte
Nascondo il profumo
Che hai appena indossato.
Mi sorprendo a tenderti la mano
Mentre cammini con fatica
Per donarmi una carezza.
 


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