domenica 15 dicembre 2013

Gennaro e Concetta



GENNARO E CONCETTA


Gennaro e Concetta, a tavola la sera
Un quarto di vino, un tozzo di pane
Due sedie impagliate, un mozzo di cera
Che illumina il muso e la coda del cane.

I figli avvocati, lontani e sposati
Nessun nipote da portare nel cuore
Le dita intrecciate come due fidanzati
Gli occhi negli occhi per sentirne il calore.

Le ossa che scricchiolano ad ogni sorriso
La tosse violenta la flebile voce
Una lacrima calda che scende dal viso
Si ferma morendo  su una gelida  croce.

Scene vissute per cinquant’anni,
Sempre le stesse, sempre diverse,
Una vecchia canzone per stendere i panni,
Un motivo lontano, le parole perse.

Le foto ingiallite e sbiadite dagli anni
Accarezzate piano dalle dita rugose
Gioie gustate fra mille e più affanni
Momenti semplici, piccole cose.

Ancora una volta, stasera, sul letto
Adagiati piano fra le lenzuola bianche
Un respiro più roco che brucia nel petto
I sorrisi più aperti, le anime stanche.

La stanza riempita dalla vecchia stufetta
La fiammella spenta, l’aria ingoiata
Un tenero abbraccio, Gennaro e Concetta,
L’ultimo atto, la falce calata.

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