GENNARO E CONCETTA
Gennaro
e Concetta, a tavola la sera
Un
quarto di vino, un tozzo di pane
Due
sedie impagliate, un mozzo di cera
Che
illumina il muso e la coda del cane.
I
figli avvocati, lontani e sposati
Nessun
nipote da portare nel cuore
Le
dita intrecciate come due fidanzati
Gli
occhi negli occhi per sentirne il calore.
Le
ossa che scricchiolano ad ogni sorriso
La
tosse violenta la flebile voce
Una
lacrima calda che scende dal viso
Si
ferma morendo su una gelida croce.
Scene
vissute per cinquant’anni,
Sempre
le stesse, sempre diverse,
Una
vecchia canzone per stendere i panni,
Un
motivo lontano, le parole perse.
Le
foto ingiallite e sbiadite dagli anni
Accarezzate
piano dalle dita rugose
Gioie
gustate fra mille e più affanni
Momenti
semplici, piccole cose.
Ancora
una volta, stasera, sul letto
Adagiati
piano fra le lenzuola bianche
Un
respiro più roco che brucia nel petto
I
sorrisi più aperti, le anime stanche.
La
stanza riempita dalla vecchia stufetta
La
fiammella spenta, l’aria ingoiata
Un
tenero abbraccio, Gennaro e Concetta,
L’ultimo
atto, la falce calata.
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